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Metafisica
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La mwbametafisica è quella branca della mwbqfilosofia che, andando oltre gli elementi mwbgcontingenti dell'mwbwesperienza sensibile,cite-ref-1[1] si occupa degli aspetti più autentici e fondamentali della mwdarealtà, secondo la prospettiva più ampia e universale possibile.cite-ref-2[2] Essa mira allo studio degli enti «in quanto tali» nella loro interezza,cite-ref-3[3] ad esempio mwfqAristotele la definiva "scienza dell'mwfgessere in quanto essere" (mwfwmwgaMetafisica, libro Γ, cap. I, 1003 a, 21-26), a prescindere dalle sue determinazioni o attributi.

Nel tentativo di superare gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei mwggfenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che considera mwgweterno, stabile, necessario, mwhaassoluto, per cercare di cogliere le strutture fondamentali dell'mwhqessere. In quest'ottica, i rapporti tra metafisica e mwhgontologia sono molto stretti, tanto che sin dall'antichità si è soliti racchiudere il senso della metafisica nell'incessante ricerca di una risposta alla domanda metafisica fondamentale «perché l'essere piuttosto che il nulla?».cite-ref-4[4]

All'ambito della ricerca metafisica tradizionale appartengono problemi quali la questione dell'mwmqesistenza di Dio, dell'immortalità dell'mwmganima, dell'essere "in sé",cite-ref-6[6] dell'origine e il senso del mwnwcosmo, nonché la questione dell'eventuale relazione fra la mwoatrascendenza dell'mwoqEssere e l'mwogimmanenza degli enti materiali (mwowdifferenza ontologica).

Contents

Wolff
Popper
Lakatos
Note

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Etimologia

Il termine mwrametafisica (in mwrqgreco antico: μετὰ τὰ φυσικά, metà tà physikà),cite-ref-7[7] deriverebbe dalla catalogazione dei libri di Aristotele nell'edizione di mwsgAndronico di Rodi (mwswI secolo a.C.), nella quale dopo la trattazione della natura, che era la mwtafisica (mwtqτὰ φυσικά), seguiva quella sulla "filosofia prima" (mwtgπρώτη φιλοσοφία) o teoria dell'"ente in quanto ente".cite-ref-8[8] Il termine ente corrisponde, semplicemente, al participio presente del verbo essere.cite-ref-11[11]

Poiché questi volumi erano stati quindi collocati mwwadopo (μετά, mwwqmetá) quelli sulla fisica, sia nel senso dell'ordine di pubblicazione che in quello di importanza, la metafisica sarebbe venuta a significare «le cose che stanno dopo le cose di fisica», cioè i libri successivi a quelli sulla natura.cite-ref-treccanidiz-12-0[12] Il prefisso mwxgmeta- assume però anche il significato di "al di là", "sopra", "oltre": in questo senso si attribuì nel pensiero arabo medioevale agli oggetti della "filosofia prima" un valore di trascendenza e di superiorità rispetto agli oggetti della fisica mwxwsublunare. Allora, da titolo che designava i testi collocati dopo quelli di fisica, il termine mwyametafisica sarebbe divenuto il nome di una parte della filosofia.cite-ref-13[13]

Lo storico della filosofia mwzgGiovanni Reale contesta la ricostruzione logica e cronologica dell'etimologia del termine "metafisica" in base al doppio significato del prefisso greco mwzwmeta.cite-ref-14[14] La tesi di Reale è che tra i due significati di mwbameta, quello relativo al concetto di «successione» (o di «dopo») è ininfluente e secondario, poiché non si è tenuto conto che l'intera dottrina aristotelica riguarda quel principio di "unità dell'essere" (o Essere in quanto essere) che va «oltre» (o «al di sopra») la fisica, ed è questo il significato primario unico che per lui deve assumere il termine mwbqmeta.cite-ref-15[15]

I fondamenti della metafisica

Uno degli intenti di questa disciplina consiste nello studio dei principi primi sotto il profilo mwdaqualitativo, a differenza della mwdqmatematica che ne studia la mwdgquantità, o della mwdwfisica che ne studia l'aspetto naturale.cite-ref-16[16] Lo scopo ultimo è quindi la mwfaverità in sé stessa.cite-ref-17[17]

I limiti dell'esperienza sensibile

Presupposto della metafisica è la ricerca sui limiti e sulle possibilità di un sapere che non può derivare in modo diretto dall'mwgwesperienza sensibile. I cinque sensi, infatti, si limitano a recepire passivamente le impressioni derivanti dai fenomeni naturali entro una gamma ristretta di percezioni, e quindi non sono in grado di fornire una legge capace di descriverli, non sono in grado cioè di coglierne l'mwhaessenza.

Scopo della metafisica, in questo senso, è il tentativo di trovare e spiegare la struttura universale e oggettiva che si ipotizza nascosta dietro l'apparenza dei fenomeni. Sorge pertanto l'interrogativo se una tale struttura, oltre a determinare la realtà, sia in grado di determinare il nostro stesso modo di conoscere, attraverso idee e concetti che trovano corrispondenza nella realtà.

Secondo questa linea interpretativa, solo nel nostro mwhwintelletto è possibile formulare quei criteri di razionalità e mwiauniversalità che ci permettono di conoscere il mondo: la semplice «sensazione in atto», infatti, «ha per oggetto cose particolari, la scienza invece ha per oggetto gli universali e questi sono, in un certo senso, nell'anima stessa».cite-ref-18[18] Ecco dunque la radicale contrapposizione, propria dei grandi filosofi metafisici, da mwjqParmenide, mwjgSocrate,cite-ref-19[19] mwkwPlatone, mwlaAristotele, fino ad mwlqAgostino, mwlgTommaso, mwlwCusano, mwmaCampanella, ecc., tra il sapere acquisito dei sensi, e il sapere proprio dell'intelletto.

Secondo questa scuola di pensiero, quindi, non ci può essere vera mwmgconoscenza se questa non scaturisce dall'intelligenza, la quale però, per attivarsi, deve anzitutto prendere coscienza di sé:cite-ref-20[20] se l'intelletto fosse incapace di pensare sé stesso, non potrebbe neppure prendere coscienza della mwnwverità, né coscienza di poterla mai raggiungere.cite-ref-21[21] Il mwpapensiero di sé, pertanto, è stato assunto spesso come base di partenza, a cominciare dalla sua capacità di rendere possibile un sapere immediato, universale e assoluto, perché in esso il soggetto è immediatamente identico all'oggetto, essendo l'io che intuisce sé stesso.cite-ref-22[22]

Almeno fino a mwqgCartesio, a partire dal quale il tema dell'mwqwautocoscienza sarà ricondotto entro una dimensione più prettamente soggettiva e psicologica, l'mwraintuizione conoscitiva di sé resterà connessa alla questione mwrqontologica preponderante di un mwrgEssere da porre a fondamento della propria intima essenza.cite-ref-23[23] Anche nella mwswfilosofia moderna tuttavia non mancano casi, ad esempio in mwtaSpinoza, mwtqLeibniz, mwtgFichte, in cui di volta in volta la soggettività risulta legata a tematiche ontologiche.

In generale l'intuizione, o l'mwuaappercezione,cite-ref-24[24] è stata posta come origine e traguardo di ogni metafisica, e considerata superiore sia al pensiero razionale sia alla conoscenza empirica: il pensiero razionale infatti si basa su una forma mwvqmediata di sapere, nella quale il mwvgsoggetto giunge ad apprendere l'mwvwoggetto solo in seguito a un calcolo o un'analisi razionale, e dove pertanto essi sono separati; analogamente, una conoscenza di tipo empirico risulta mediata dai sensi, e dunque in essa, ancora una volta, soggetto e oggetto risultano separati.

In considerazione di ciò si comprende come la maggior parte dei filosofi metafisici postulasse una differenza non solo tra coscienza e percezione sensibile, ma anche tra mwwqintelletto e ragione.cite-ref-25[25] L'intelletto è il luogo in cui propriamente si produce l'intuizione, ed è pertanto superiore alla ragione perché è il principio primo senza il quale non si avrebbe conoscenza di nulla; mentre la mwxgragione è solo uno strumento, un mezzo che permette di comunicare e di avvicinarsi discorsivamente alla visione intuitiva dell'universale.

Il rapporto con la teologia

Poiché la metafisica «...si propone di individuare la natura ultima e assoluta della realtà, al di là delle sue determinazioni relative...»cite-ref-26[26], le è stato spesso attribuito un carattere mwzqmistico e mwzgreligioso, di tensione verso l'assoluto, mwzwDio e la mw0atrascendenza.cite-ref-27[27]

Già con Aristotele, la metafisica è la scienza dell'essere perfetto, cioè lo studio di Dio: poiché infatti cercava le cause prime della realtà, essa così diveniva anche indagine su Dio. Lo stretto legame con la mw1gteologia resterà valido per quasi tutto il mw1wMedioevo. È fondamentale in questo senso il contributo di mw2aTommaso d'Aquino, che identificava la metafisica con la mw2qteologia filosoficacite-ref-28[28] e pertanto considerava possibile una sintesi di mw3gragione e mw3wfede. Oltre al mw4aDe Trinitate di Boezio, san Tommaso tematizzò lo statuto epistemologico della metafisica nel proemio generale e nel commento al VI e XI libro della mw4qmw4gMetafisica. Nel VI libro della mw4wMetafisica si definisce l'unità della scienza metafisica e la sue specificità di studiare ciò che è separato dalla materia e dal movimento sia secondo l’essere sia secondo l’intelletto.cite-ref-29[29]

Da alcuni punti di vista il mw6qMedioevo termina quando l'intuizione si separa dalla ragione, quando metafisica e teologia tendono a essere viste come discipline separate. Alcuni filosofi, tra cui mw6gCartesio e mw6wHegel, cercheranno di costruire un'autonomia della ragione, rendendola indipendente dall'intuizione.

Il rapporto con l'ontologia

Anche i rapporti con l'mw7gontologia sono variabili. Nel corso della storia del pensiero i filosofi hanno attribuito a tale disciplina accezioni, caratteri e funzioni diversi dalla metafisica: ora si è intesa l'ontologia come parte della metafisica, concependo la prima come una sorta di descrizione generale dell'mw7wessere, propedeutica alle altre discipline metafisiche; ora le si è fatte sostanzialmente coincidere, negando alla metafisica ogni autonomia; oppure si è opposta alla metafisica tradizionale una nuova ontologia in grado di rivelare le vere strutture dell'essere.

Secondo mw8qVarzi, l'ontologia viene prima della metafisica: «l'ontologia si occuperebbe di stabilire mw8gche cosa c'è, ovvero di redigere una sorta di inventario di tutto l'esistente, mentre la metafisica si occuperebbe di stabilire mw8wche cos'è quello che c'è, ovvero di specificare la natura degli articoli inclusi nell'inventario».cite-ref-30[30] Secondo mw-aMondin, la metafisica consiste in una ricerca delle mw-qcause ultime della realtà, ed è quindi essenzialmente mw-geziologia,cite-ref-31[31] mentre l'ontologia sarebbe soltanto uno studio della «fenomenologia» dell'essere per come esso si rivela.cite-ref-32[32]

Monismo, dualismo, pluralismo

Una delle problematiche classiche della metafisica è la diatriba tra concezione dell'mwaquessere mwaqymonista e concezione mwaqcdualista. I sostenitori del dualismo, dei quali mwaqgCartesio è un esempio classico, pensano la realtà secondo una dicotomia tra mondo materiale e mondo spirituale (che nell'uomo corrisponderebbe alla radicale distinzione tra mwaqkcorpo e mwaqoanima). I monisti invece, un esempio ne è mwaqsSpinoza, sostengono che la realtà sia riconducibile a un'unica mwaqwsostanza. Infine si possono annoverare i sostenitori di una mwaq0pluralità dei piani ontologici: un esempio relativamente recente è mwaq4Karl Popper con la sua teoria di Mondo 1, Mondo 2 e Mondo 3.cite-ref-33[33]

Panoramica storica

La metafisica si rinviene nelle filosofie di mwaruPlatone che fondò le idee del mondo nelle mwaryidee mwarciperuraniche; in mwargAristotele, che fondò il mwarkdivenire nel mwaroMotore immobile; in mwarsPlotino, che fondò il molteplice nell'mwarwUno; in mwar0Spinoza, che fondò la mwar4natura naturata nella mwar8natura naturante di Dio (mwasaDeus sive Natura); in mwaseLeibniz, che fondò l'infinito numero di monadi finite nell'unica mwasiMonade infinita divina.cite-ref-34[34]

Secondo mwasgSchopenhauer, l'uomo è un mwaskanimal metaphysicum, naturalmente metafisico. Anche il mwasocriticismo mwasskantiano concordò che la metafisica è un'esigenza della ragione, innata nell'uomo.cite-ref-35[35]

Da Socrate a Plotino

Gran parte della metafisica occidentale è derivata, in forme più o meno velate, dal pensiero di Socrate, e in particolare dalla sua convinzione di «sapere di non sapere». Questa affermazione, pur ammettendo l'impossibilità di approdare a una forma di sapienza vera e certa, scaturiva (secondo l'interpretazione di Giovanni Reale) dall'intima consapevolezza dell'esistenza di una verità ultima, rispetto alla quale egli si riconosceva appunto come ignorante.

Partendo dal dubbio socratico, i filosofi successivi, Platone e Aristotele in primis, argomenteranno che non si può affermare l'inconoscibilità di una realtà senza averla con ciò stesso implicitamente ammessa, seppure su un piano puramente ontologico, cioè della sola esistenza. Platone identificò la realtà ultima, oggetto dell'indagine di Socrate, col termine di idea, distinguendo nettamente il processo logico conoscitivo attraverso cui approdarvi (dialettica), dalla dimensione dell'essere, collocata su un piano trascendente. Elevarsi a questa scienza superiore significa riuscire a cogliere l'intero.cite-ref-36[36] Aristotele, in seguito, definì più chiaramente la metafisica come filosofia prima, come la scienza che ha per oggetto l'ente in quanto tale, a prescindere dalle sue particolarità sensibili e transitorie.cite-ref-37[37] Anche secondo Aristotele, inoltre, non è il pensiero logico-deduttivo a dare garanzia di verità, bensì l'intuizione: essa consente di cogliere l'essenza della realtà fornendo dei principi validi e universali, da cui il sillogismo trarrà soltanto delle conclusioni coerenti con le premesse. Pur rivalutando l'importanza induttiva dei sensi, la conoscenza empirica non ha per Aristotele un valore logicamente necessario, fungendo unicamente da avvio di un processo che culmina con l'intervento di un trascendente intelletto attivo. L'intuizione suprema è quindi per lui il "pensiero di pensiero", proprio dell'atto puro.

Nel periodo del tardo mwat4ellenismo, mwat8Plotino accentuerà la distinzione tra il piano della realtà metafisica (collocata al di là dell'opera mediatrice della mwauaragione), e quello della realtà sensibile e terrena. Egli distinse vari gradi dell'essere: quello discorsivo-dialettico, identificato con l'mwaueAnima; quello intuitivo-intellettuale, identificato col mwauiNous o mwaumIntelletto; e infine quello dell'mwauqUno, irraggiungibile neppure dal pensiero intuitivo ma solo con l'mwauuestasi mistica, quando la mwauycoscienza naufraghi totalmente in mwaucDio. Plotino formulò in tal modo una mwaugteologia negativa, secondo cui la fonte della conoscenza e della razionalità non può essere a sua volta razionalizzata: a essa ci si può avvicinare solo per progressive approssimazioni, dicendo non cosa essa mwaukè, ma semmai cosa mwauonon è, fino a eliminare ogni contenuto dalla coscienza. L'Uno così da un lato risulta totalmente inconoscibile e ignoto, dall'altro però va ammesso come meta e condizione del filosofare stesso. Il pensiero infatti ha un senso solo se esiste una Verità da cui esso emana. Questa sarà la base della successiva mwausteologia di mwauwAgostino, per il quale la verità che «illumina ogni uomo» è la sua stessa essenza.

Da Alberto Magno a Campanella

Nell'ambito della mwau8scolastica, il filosofo e mwavateologo mwaveAlberto Magno si occupò di questi temi nella sua opera mwavimwavmMetafisica, un commento all'opera di Aristotele, del quale cercava di conciliare il pensiero con le verità della fede mwavqcristiana.
Anche per il suo allievo mwavyTommaso d'Aquino il contenuto della fede non può contraddire il contenuto della ragione naturale, che anzi è in grado di fornire quei «preamboli» capaci di elevare alla fede. Con la mwavcragione, ad esempio, si può arrivare a conoscere «il fatto che mwavgDio è» (mwavk"de Deo quia est"):cite-ref-38[38] senza questa premessa non si potrebbe credere che mwav4Gesù ne sia il mwav8Figlio. Lo stesso Aristotele, che pure ignorava la mwawarivelazione cristiana, aveva sviluppato secondo Tommaso un sapere filosofico in accordo con quella. La grazia della fede quindi non distrugge ma completa la ragione, orientandola verso la meta finale già indicata dalla metafisica aristotelica, che è la conoscenza della mwaweverità, contenuto fondamentale della «filosofia prima». La verità è il fine ultimo dell'intero universo, che trova senso e spiegazione nell'intelletto di mwawiDio che l'ha creato.cite-ref-39[39] Compito del sapiente è dunque quello di rivolgersi alla verità, come del resto la stessa divina Sapienza si è mwawcincarnata «per rendere testimonianza alla Verità».cite-ref-40[40]

Ancora mwaw0Cusano nel mwaw4Quattrocento formulerà una metafisica basata su quella che era stata definita mwaw8teologia negativa nelle opere risalenti al mwaxaV secolo attribuite a mwaxePseudo-Dionigi l'Areopagita, affermando, e interpretando Socrate secondo la scuola di pensiero risalente a Platone, che vero sapiente è colui che, sapendo di non sapere, possiede perciò una mwaxidotta ignoranza: da un lato riconosce che Dio è al di là di tutto, persino del pensiero, ed è perciò irraggiungibile dalla filosofia; dall'altro però Dio va ammesso quantomeno sul piano dell'essere, perché è la meta a cui la ragione aspira. La filosofia deve culminare così nella mwaxmreligione.

Quella di Cusano sarà la base della filosofia del mwaxuRinascimento, durante il quale si assiste a una fioritura del pensiero platonico, i cui massimi esponenti furono mwaxyMarsilio Ficino e mwaxcGiordano Bruno. Anche mwaxgTommaso Campanella, superando la visione sensistica di mwaxkTelesio, elabora una metafisica risalente al mwaxoneoplatonico mwaxsSant'Agostino, che vede nell'uomo il marchio della mwaxwTrinità cristiana. Secondo Campanella l'mwax0essere è strutturato nelle tre essenze primarie: potenza (Padre), sapienza (Spirito), amore (Figlio). Queste possono essere così riassunte:

• ogni ente è tale perché ha la Potenza, cioè la possibilità di essere;
• ma il sapere è costitutivo dellmwaye'mwayiessere, perché chi non mwaymsa di essere, per sé stesso è come se non esistesse;
• il fatto di sapere di essere è provato dall'amore di sé stesso, per cui chi non sa, non ama sé stesso.

Avere coscienza di sé, il pensare (il mwayccogito, dirà Cartesio) è dunque per Campanella la condizione prima dell'essere (mwaygergo sum). Mentre tuttavia la filosofia campanelliana si limita a indicare le condizioni che dal sapere portano all'essere senza avere la pretesa di produrle da sé, per Cartesio invece la filosofia stessa diventerà arbitra dell'essere. Campanella si mantiene in un ambito metafisico-religioso: per lui, il modo in cui il sapere diventa costitutivo dell'essere non è mediato dalla ragione filosofica, né da alcun metodo.

La ripartizione della metafisica

Jakob Martini (1570-1649)cite-ref-41[41] suddivide la metafisica in mwazametaphysica generalis e mwazemetaphysica specialis (distinzione che si ritrova nella scuola leibniziana, e che fu poi ripresa da Kant ed Heideggercite-ref-42[42]). La metafisica generale è la scienza che studia l'ente in quanto ente (mwazyOntologia). La metafisica speciale è l'analisi delle regioni preminenti dell'ente e cioè Mondo, Anima e Dio.

Cartesio, Spinoza, e Leibniz

Con mwazkCartesio avverrà invece una svolta, nel tentativo di rompere appunto questo legame con la religione. Cartesio cercò di costruire un sistema metafisico autonomo, basato sulla mwazoragione: presumendo di aver dimostrato logicamente l'mwazsesistenza di Dio, egli se ne servì come mezzo anziché come fine, per fondare a sua volta la logica stessa. In tal modo l'mwazwessere risulterà, in virtù del mwaz0mwaz4Cogito ergo sum, sottomesso alla Ragione, la quale si assume (tramite il mwaz8mwaaaMetodo) il compito di distinguere il mwaaevero dal falso. Ne derivò una frattura tra la dimensione mwaaignoseologica (cioè della conoscenza) e quella mwaamontologica, tra mwaaqmwaaures cogitans e mwaayres extensa. Il sistema cartesiano subì per questo le critiche di alcuni suoi contemporanei. Successivamente mwaacBaruch Spinoza cercherà di ricomporre il dualismo cartesiano ricollocando l'mwaagintuizione al di sopra del pensiero razionale. Anche mwaakGottfried Leibniz, pur suddividendo l'Essere in un numero infinito di mwaaomonadi finite, affermerà che esse sono però tutte coordinate secondo un'mwaasarmonia prestabilita da mwaawDio, l'unica Monade infinita a cui si riconducono tutte le altre.

Wolff

Per mwabmChristian Wolff (1679-1754) la mwabqfilosofia teoretica è costituita anzitutto dall'mwabuontologia, intesa come una metafisica generale che svolge un ruolo preliminare rispetto alle tre "metafisiche speciali": la mwabypsicologia razionale sul tema dell'mwabcanima, la mwabgcosmologia razionale sul mwabkmondo e la mwaboteologia razionale su mwabsDio.cite-ref-43[43]cite-ref-44[44]cite-ref-45[45]

Le tre "scienze" sono dette "razionali" in quanto né mwackempiriche né dipendenti dalla mwacorivelazione. Questo schema, che verrà ripreso da mwacsKant tenendo conto delle obiezioni del mwacwcriticismo anglosassone, è il corrispettivo filosofico della triade religiosa: Creatore, creazione, creato.cite-ref-46[46]

Wolff fu letto dal padre di mwadiKierkegaard, Michael Pedersen,cite-ref-47[47]cite-ref-48[48] e il figlio stesso restò influenzato sia da Wolffcite-ref-49[49] sia da Kant,cite-ref-50[50] forse al punto da riprenderne la struttura e il contenuto filosofico tripartiti per formulare le proprie "mwaemtre modalità esistenziali".

Le critiche alla metafisica

La metafisica era intanto divenuta oggetto di critica a partire dal mwaeyXVIII secolo con l'empirista inglese mwaecJohn Locke. Come racconta lo stesso filosofo nell'mwaegEpistola al lettore, posta come premessa al mwaekmwaeoSaggio sull'intelletto umano, trovandosi a discutere nella sua camera con cinque o sei amici su argomenti di morale e di religione rivelata, «subito dovettero arrestarsi per le difficoltà che emergevano da ogni parte. Dopo esserci un po' tormentati, senza avvicinarci alla soluzione dei dubbi che ci angustiavano, mi venne in mente che avevamo preso una strada sbagliata, e che, prima di accingerci a ricerche di questa natura, era necessario esaminare le nostre capacità, e vedere quali oggetti le nostre mwaesintelligenze erano o non erano adatte a trattare. Proposi questo ai miei compagni, che prontamente furono d'accordo; perciò fu stabilito che questa sarebbe stata la nostra prima ricerca.»

È dunque la scoperta dell'impossibilità conoscitiva della metafisica che porta Locke al mwae0criticismo che troveremo alla base della mwae4filosofia kantiana e dell'mwae8Illuminismo: la mwafaragione instaurerà una sorta di mwafetribunale e stabilirà quali argomenti rientrano nei suoi limiti e quali vanno esclusi e tra questi ogni ragionamento che riguardi la metafisica.

Proseguendo sulla strada tracciata da John Locke, mwafmDavid Hume, considerava fallace non solo ogni metafisica ma anche la stessa pretesa delle mwafqscienze che con la presunta immutabilità delle mwafuleggi scientifiche credevano di andare oltre i limiti della mwafyragione che rivelava come non necessariamente causale il rapporto, che sempre tale era stato considerato, tra appunto una causa e un effetto.

La necessità di trovare un fondamento teorico alla conoscenza scientifica (cfr. mwafgmwafkCritica della ragion pura) nasceva proprio dalla mwafodottrina di Hume che aveva dimostrato con la sua mwafscritica al rapporto di mwafwcausa-effetto, come fosse impossibile fare affermazioni su ogni mwaf0realtà che andasse oltre i limiti dell'mwaf4esperienza.cite-ref-51[51]

Ne mwagqI sogni di un visionario spiegati coi sogni della metafisica (mwagu1764) mwagyImmanuel Kant si riconosce debitore di Hume che lo ha fatto uscire dal mwagcdogma metafisico ma rifiuta il suo mwaggscetticismo secondo il quale gli stessi fatti empirici non sono certi, ma si riducono a semplici impressioni che poi si traducono in mwagkidee, copie sbiadite delle sensazioni, che conserviamo solo per l'utilità della vita. Hume quindi concludeva come fosse impossibile un sapere scientifico, un sapere autentico, stabile e sicuro, che Kant invece s'incarica di rifondare proprio nell'mwagomwagsEstetica trascendentale.

La validità della metafisica si ritrova per Kant nei "mwag0postulati della ragion pratica": quelle che erano le tre mwag4idee della Ragione metafisica - l'esistenza di Dio, l'immortalità dell'anima, l'infinito - che non trovavano spiegazione nella mwag8mwahadialettica trascendentale e che dimostravano l'illusorietà e l'inganno della metafisica quando pretendeva di presentarsi come scienza, ora quelle stesse idee fallaci sul piano teorico acquistano invece valore sul piano pratico, morale, divengono mwahecorollari della legge morale che voglia conseguire il "sommo bene" inteso come il bene più completo. (Cfr. mwahimwahmCritica della ragion pratica)

Secolo XIX

Se la riflessione kantiana sull'inconoscibilità metafisica della mwahycosa in sé fu dapprima ripresa dalla mwahcfilosofia idealista mwahgromantica di mwahkFichte e mwahoSchelling, i quali intravedevano tuttavia la possibilità di definire per via negativa l'mwahsAssoluto (accedendovi cioè indirettamente, definendo piuttosto cosa esso mwahwnon è, tramite un progressivo avvicinamento secondo il metodo mwah0neoplatonico della mwah4teologia negativa), mwah8Hegel si propose invece di rifondare razionalmente la metafisica, credendo di poter racchiudere l'mwaiainfinito in una definizione completa e definitiva:

(tedesco)

«Denn Metaphysik ist das Wort, wie Abstract und beynahe auch Denken, ist das Wort, vor dem, jeder, mehr minder, wie vor einem mit der Pest behaffteten davon laüfft»

(italiano)

«Metafisica: ecco la parola davanti alla quale ognuno, più o meno, si affretta a fuggire come davanti a un appestato»

(Hegel, Wer Denkt Abstract? (1807), in Hegel-Studien Vol. 5 (1969), p. 161.)

L'idealismo tedesco

Il criticismo di Kant, pur negando valore alla metafisica, le aveva riaperto la strada. Lmwaiu'mwaiymwaicIo penso trascendentale come datore di senso, unificatore dell'esperienza fenomenica che in lui era oggetto di ricerca scientifica, divenne per gli Idealisti oggetto di ricerca metafisica. Fichte, che è considerato il fondatore, si interroga sul fondamento della realtà; la risposta prenderà le mosse proprio dallmwaig'mwaikIo penso kantiano, trasformato, enfatizzato.

Mentre la metafisica tradizionale si basava sulla corrispondenza tra forme dell'essere e forme del pensiero, secondo Kant questa corrispondenza non sussisteva, perché il mwaisnoumeno (l'essere in sé), è inconoscibile, essendo del tutto estraneo al soggetto conoscente. Ma il pensiero kantiano si era arenato così nella duplice accezione di noumeno (positiva e negativa) ed è proprio da questa frattura che nacque l'idealismo. mwaiwFriedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) obiettò che se il noumeno fosse inconoscibile, allora non si potrebbe neppure postularne l'esistenza. mwai0Karl Leonhard Reinhold (1758-1823) allora, nel mwai4mwai8Saggio su una nuova teoria della facoltà umana della rappresentazione, propose di unificare mwajafenomeno e mwajenoumeno, materia e forma, vedendoli non più come i termini opposti di una contraddizione, ma originati dalla stessa attività unificatrice del soggetto. Secondo Reinhold, la cosa in sé non è pertanto qualcosa di esterno al soggetto, ma è un puro concetto (limite) appartenente alla sua stessa mwajirappresentazione, la quale consta contemporaneamente sia di spontaneità (attiva), che di recettività (passività dei sensi).

mwajqJohann Gottlieb Fichte (1762-1814), partendo dalle posizioni di Reinhold, intuì che, se l'Io non è più limitato dal noumeno nella sua attività conoscitiva, cioè da un limite esterno che lo renda finito, allora è un Io infinito. Fichte propose una visione completamente incentrata sull'mwajuIo, concepito non come una realtà di fatto, bensì come un atto, un agire dinamico, come attività pensante. Questa superiore attività (inconscia) costituisce l'unità originaria e immediata sia del soggetto che dell'oggetto, nella quale il noumeno, cioè il non-io, che di una simile attività è il prodotto, viene posto inconsciamente dal soggetto stesso, per rispondere a un'esigenza di natura altamente etica.

Seguì questa strada il discepolo, e inizialmente suo ammiratore, mwajcFriedrich Wilhelm Joseph von Schelling (1775-1854), personaggio di primo piano dell'idealismo e amico di importanti esponenti del Romanticismo tedesco (mwajgGoethe, mwajkNovalis, mwajoSchlegel, mwajsHölderlin, mwajwHegel). Schelling riprese da Fichte l'idea dell'infinità dell'uomo, ma mostrò interesse anche per la natura e ben presto criticò l'Io fichtiano in quanto pura soggettività, e pose a principio della sua filosofia l'mwaj0Assoluto, concetto fondamentale della metafisica, quale unione immediata di spirito e materia, mwaj4pensiero ed mwaj8estensione, Ragione e Natura. Secondo Schelling, la tensione verso la trascendenza si ricompone nel momento estetico dell'mwakaarte, mentre secondo Fichte si ricomponeva invece nell'agire etico.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) si considerava lui stesso il culmine della corrente, nella quale Fichte rappresenterebbe l'"idealismo soggettivo", Schelling l'"idealismo oggettivo", e quindi Hegel l'"idealismo assoluto", seguendo lo schema di "tesi-antitesi-sintesi" da lui stesso elaborato. L'unità di soggetto e oggetto, essere e pensiero, divenne però in Hegel non più un'unità immediata, bensì mediata dalla ragione dialettica. L'idealismo hegeliano segna infatti l'abbandono della logica formale di stampo parmenideo e aristotelico (detta anche logica dell'identità o di non-contraddizione), in favore di una nuova logica cosiddetta sostanziale. L'essere non è più staticamente opposto al non-essere, ma viene fatto coincidere con quest'ultimo trapassando nel divenire.

L'idealismo hegeliano, che risolve tutte le contraddizioni della realtà nella Ragione assoluta (e per questo sarà chiamato mwakqpanlogismo) avrà un esito mwakuimmanentistico, riconoscendo in se stesso, e non più in un principio mwakytrascendente, la meta e il traguardo ultimo della mwakcFilosofia. La ragione infatti si riconcilia con il reale non (come era in Fichte e Schelling) ritornando alla sua origine indistinta, ma all'interno e alla fine del percorso dialettico stesso. Fu l'apoteosi della metafisica razionale ma anche il punto in cui questa si esaurì: portando a soluzione tutte le contraddizioni, venne risolta e vanificata quella tensione ideale del finito verso l'infinito, dell'uomo verso Dio, tipica della metafisica classica.

Critiche all'idealismo

All'mwakoidealismo hegeliano si oppose quindi, oltre allo stesso Schelling, anche mwaksArthur Schopenhauer, il quale leggeva nella pratica accademica del tempo la mera affermazione di filosofie statali e oscurantiste, promosse e incentivate dal teismo e dalla religione cristiana.

Successivamente la metafisica fu criticata dal mwak0positivismo di mwak4Auguste Comte, ed il pensiero filosofico contemporaneo ha criticato ogni filosofia che avesse la pretesa di spiegare in modo definitivo ed universale tutta la realtà. Altre critiche distruttive alla metafisica provengono dal filosofo tedesco mwak8Friedrich Nietzsche, seguendo la vena critica più indiretta, ma non meno efficace dei suoi predecessori mwalaMontaigne e mwaleEmerson. Egli individuò la genesi di ogni metafisica in mwaliPlatone, ovvero nel tentativo filosofico di promulgare una duplicazione del reale, sostanziata nella creazione di una prospettiva oltremondana (l'ideale platonico), attraverso cui valutare, o meglio svalutare, la prospettiva mondana, terrena, reale. Nietzsche individua nella metafisica e nella religione, che egli definisce - nella mwalmPrefazione di mwalqmwaluAl di là del bene e del male - "platonismo per il popolo" ("Platonismus für's 'Volk'"),cite-ref-52[52] null'altro che la proiezione verso l'esterno di incertezze connaturate al genere umano, quindi una forma di passiva negazione mwalonichilistica della vita, nonché una reazione fisiologica all'impossibilità di sopportare l'angoscia di un mondo che "danza sui piedi del caos" e obbliga l'uomo a cercare un senso che stia fuori dal mondo, piuttosto che in esso.

La metafisica recupera una collocazione per così dire lecita nel mwalwPragmatismo, secondo cui idee e valori avrebbero una legittimità aprioristica fondata sul loro immediato interesse pragmatico, ovvero concretamente spendibile nell'esperienza. Quindi seppure le concezioni metafisiche non siano passibili di verificabilità empirica, avrebbero comunque il merito pratico di guidare concretamente l'azione dell'uomo, di orientare le sue decisioni.

Secolo XX

Il mwal8Novecento filosofico porterà, seppur per vie diverse e sulla base di teorizzazioni eterogenee o fra loro incompatibili, altri pesanti attacchi alla metafisica. Tra i più illustri testi antimetafisici va indubbiamente ricordato il mwamamwameTractatus logico-philosophicus di mwamiLudwig Wittgenstein che, muovendo dall'elaborazione della logica di mwammFrege e mwamqBertrand Russell, e cercando di sancire definitivamente i limiti del linguaggio, individuò nella prassi metafisica la trascendenza dei limiti di significanza del linguaggio umano; celebre è la sua definizione di metafisica, indicata, nelle mwamumwamyRicerche filosofiche, come qualcosa che sorge "quando il linguaggio va in vacanza". Tradotto in termini immediati, Wittgenstein riteneva che le questioni trattate dalla metafisica non potessero avere in nessun modo una soluzione, in quanto più che problemi filosofici esse concernevano problemi linguistici, sorti sulla base di un fraintendimento logico delle pertinenze del linguaggio stesso. Da cui la convinzione wittgensteiniana che i problemi metafisici non fossero nemmeno problemi, poiché un problema per essere posto, deve essere chiaramente e inequivocabilmente formulato.

L'antimetafisica di Wittgenstein verrà raccolta poi dal mwamgCircolo di Vienna e dal mwamkPositivismo logico, che ne approfondirà ed integrerà alcuni aspetti impliciti, nel tentativo di edificare una filosofia il più possibile fondata su teorie e pratiche della scienza formale; formulazione che si sostanzia nella teoria del mwamoverificazionismo.

In seguito alcuni filosofi tra cui principalmente mwamwKarl Popper, sconfesseranno la stessa teoria verificazionista (fondata sull'assunto che ogni enunciato filosofico dovrebbe essere passibile di verifica empirica), come pura metafisica. La verifica di tutti i casi positivi non può in nessun caso provare alcunché, né può essere praticamente applicata; molto più utile alla metodologia scientifica è la mwam0ricerca di casi falsificanti, ovvero sconfessanti la teoria originaria. Popper assumerà nei riguardi della metafisica un atteggiamento più moderato rispetto ai neopositivisti logici, sostenendo che essa può trovare cittadinanza presso la pratica filosofica, a patto che dalla speculazione filosofica sia poi possibile desumere teorie scientifiche falsificabili. Le proposizioni metafisiche per Popper hanno tra l'altro perfettamente un senso, nella misura in cui seguono il metodo rigoroso della mwam4logica formale, cioè mostrano di essere interiormente coerenti. Non hanno dunque soltanto un mero valore suggestivo o soggettivo. Il loro problema consiste nell'inconfutabilià, cioè l’impossibilità di essere sottoposte a prove empiriche oggettive.

Da un altro punto di vista muove la critica di mwanaHeidegger alla metafisica, che tuttavia va piuttosto considerata come una prospettiva di interpretazione storico-filosofica, piuttosto che una critica volta a negarne le ragioni e la necessità. È metafisica, secondo Heidegger, "ogni determinazione dell’essenza dell’uomo che già presuppone, sapendolo o non sapendolo, l’interpretazione dell’ente, senza porre il problema della verità dell’Essere”cite-ref-53[53]. In pratica, la metafisica è la "entificazione" dell'essere, avviata da Platone, consolidata da Aristotele e proseguita sino a Nietzsche. In particolare, Heidegger concepisce la storia della metafisica come una manifestazione nel pensiero della storia dell'essere stesso: l'essere si dà, si rivela nel pensiero attraverso le definizioni che di esso hanno via via dato i vari pensatori, le varie forme culturali, concependolo, per esempio come: "mwanuφύσις, mwanyλόγος…mwancἰδέα, mwangενέργεια, mwanksostanzialità…volontà, mwanovolontà di potenza, volontà di volontà",cite-ref-54[54] fino a ridurlo a "Niente". La critica di Heidegger alla metafisica è quindi in realtà un tentativo di ripensare l'Essere nella sua originarietà, riportandosi al di qua di tutta la tradizione filosofica che, da mwan8Platone in poi, elaborando la metafisica ha condotto l'Essere al suo annientamento inteso come oblio. La metafisica diviene così uno dei modi entro cui si è manifestato storicamente l'Essere stesso, paradossalmente mediante il suo proprio nascondimento concettuale, poiché l'Essere è un "Ni-ente", cioè "non-ente", non è un semplice ente. L'Essere, però, si può manifestare solo tramite gli enti, i quali, di conseguenza, allo stesso tempo lo rivelano e lo occultano. Si noti che Heidegger accumunò la metafisica alla tecnica proprio per l'analoga visione della realtà "meccanicamente" popolata da enti.

Nel proporre, in qualche modo, un ritorno a Parmenide, poi ripreso da mwaoeEmanuele Severino, egli finì col concepire non più l'essere statico e immobile dei Greci, ma un qualcosa di dinamico e storicizzato, immanente e mwaoipanteistico, ben lontano dall'essere al di là della natura apparente proprio della metafisica tradizionale. Per questi aspetti, l'ontologia di Heidegger si tradusse in un rifiuto della metafisica.cite-ref-55[55]

Una certa pertinenza con il tema delle critiche alla metafisica (e più in generale alla filosofia tradizionale) nate in ambito neopositivistico, ha l'articolo di mwaogRudolf Carnap, mwaokIl superamento della metafisica tramite l'analisi logica del linguaggio del 1932. Carnap sostiene che in un linguaggio deve essere presente un vocabolario e una sintassi, ovvero un gruppo di parole e delle regole che permettano la costruzione di enunciati e ne determinino la costruzione stessa; concordemente a ciò egli sostiene che dal linguaggio è anche possibile trarre "pseudo-proposizioni" ovvero enunciati correttamente formati, ma contenenti parole prive di significato, oppure enunciati composti di parole in sé significanti, ma costruiti nella violazione delle regole sintattiche. Carnap analizza nel suo articolo un paragrafo del libro mwaoomwaosCos'è la metafisica? di Heidegger:

«

Come sta la cosa con questo Nulla? […] Esiste il Nulla solo perché c'è il Non, ossia la Negazione?

O forse la cosa sta inversamente?

Esiste la Negazione e il Non esiste solo perché c'è il Nulla?

[…] Noi sosteniamo:

Il Nulla precede il Non e la Negazione

. […] Dove cerchiamo il Nulla? Dove troviamo il Nulla? […] Noi conosciamo il Nulla. […]

L'angoscia rivela il Nulla

. […] Ciò di fronte a cui e a cagione del quale noi ci angosciavamo, era 'realmente' — nulla. Infatti: il Nulla stesso — come tale — era presente. […]

Come sta la cosa con il Nulla? — Il Nulla stesso nulla

.

»

L'analisi di Carnap sostiene che non è possibile trarre un enunciato osservativo che possa verificare le proposizioni contenute in questo paragrafo. Inoltre Carnap accusa Heidegger di utilizzare la parola "nulla" come se corrispondesse ad un oggetto, essendo invece essa la negazione di una proposizione possibile.

In linea generale la critica rivolta da Carnap alla metafisica è dunque quella di esprimersi per "pseudo-proposizioni", ovvero proposizioni solo apparentemente dotate di significato. La svalutazione della metafisica non viene tuttavia generalizzata da Carnap, il quale le riconosce un grande ruolo ad esempio nelle varie arti, come una specie di musica. Tuttavia, egli afferma sarcasticamente: "I metafisici non sono che dei musicisti senza capacità musicale".cite-ref-57[57] Ciò che le nega è la possibilità di avere una funzione conoscitiva.

Ancora, nel mwapgNovecento russo, la metafisica venne interpretata secondo i termini di una originale mwapkmetafisica concreta dal pensatore e mistico mwapoPavel Aleksandrovič Florenskij.

Rapporti tra scienza e metafisica

Sin dalle origini la metafisica è stata sostanzialmente identificata con lmwap0'mwap4episteme, termine mwap8greco che oggi traduciamo con mwaqascienza. Per mwaqePlatone tuttavia la metafisica riguardava un tipo di riflessione umana che precede la speculazione scientifica stessa, tenendo egli in scarsa considerazione la ricerca naturalistica in quanto "volgare" e inessenziale, mirando piuttosto a vedere l'invisibile.

Non era così per mwaqmAristotele per il quale la metafisica, o meglio la filosofia, la scienza prima, si assumeva il compito di fornire alle scienze che trattavano dell'essere particolare, la necessaria mwaqqdefinizione dell'essere in quanto essere: non era possibile definire l'essere particolare, punto di partenza di ogni scienza particolare se prima non si definiva l'essere in generale. La metafisica quindi nasceva come pretesa di fondamento "scientifico" di tutte le scienze particolari.

Dopo che l'mwaqyempirismo anglosassone ebbe alquanto svalutato il contributo dato dalla metafisica al sapere scientifico, riconducendo quest'ultimo all'ambito esclusivo dell'esperienza, mwaqcKant capovolse il modo di intendere la scienza: non è l'osservazione dei fenomeni a plasmare le nostre conoscenze, ma sono le nostre categorie mentali a plasmare la visione che abbiamo del mondo. Fu così in parte rivalutato l'apporto della metafisica, al punto che l'idealista mwaqgFichte titolò la sua opera fondamentale mwaqkDottrina della scienza.

Con l'avvento del mwaqspositivismo la metafisica venne di nuovo estromessa dal dibattito scientifico, anche se nel primo Novecento mwaqwEinstein ripropose un modello di conoscenza in cui le leggi di causa-effetto della mwaq0fisica non erano più intese in senso mwaq4meccanico, ma come specchio delle leggi razionali del mwaq8pensiero, secondo l'ottica tipicamente mwaraspinoziana.

Popper

mwarmKarl Popper intravedeva nella mwarqfalsificabilità, cioè nella possibilità di essere contraddetta dall'mwaruesperienza mwarysensibile, il criterio di demarcazione tra scienza e metafisica. Egli tuttavia, nel suo itinerario filosofico, andò sempre più rivalutando il ruolo della metafisica, attribuendole kantianamente una funzione di stimolo al progresso della mwarcscienza stessacite-ref-58[58].

Tutte le mwar0teorie, scientifiche e non, partono secondo Popper da assunti metafisici: non scaturiscono cioè da procedimenti mwar4induttivi originati dalla sperimentazione della mwar8realtà, ma nascono da processi mentali intuitivi espressi in forma mwasadeduttiva. Il controllo empirico, che per Popper resta comunque fondamentale, ha valore non in quanto mwaseconferma la teoria, ma viceversa per la possibilità di smentirla. La sperimentazione svolge dunque una funzione importante, ma unicamente mwasinegativa: non costruisce, bensì demolisce. Il compito di costruire è affidato invece al mwasmpensiero, all'immaginazione, ovvero alla metafisica.

Popper giunse a queste conclusioni soprattutto dopo essere stato impressionato dalla formulazione della mwasuteoria della relatività da parte di mwasyAlbert Einstein: questi l'aveva elaborata non a seguito di mwascesperimenti pratici, ma sulla base di calcoli fatti unicamente a tavolino, i quali successivamente non furono smentiti dagli eventi.

Popper si spinse persino ad affermare che le stesse osservazioni empiriche sono impregnate di teoria, e dunque l'elemento metafisico è un aspetto ineliminabile anche di ogni approccio presunto “mwaskempirico”; ad esempio, di fronte al tramonto del sole, due pensatori opposti come mwasoTolomeo e mwassNiccolò Copernico, pur avendo la stessa visione oculare, avrebbero due percezioni diverse: il primo, sostenitore del mwaswgeocentrismo, vedrebbe il sole muoversi fino a scendere giù e sparire dietro la terra, il secondo invece (sostenitore dell'mwas0eliocentrismo) vedrebbe l'orizzonte salire pian piano fino a coprire il sole.

Lakatos

mwataImre Lakatos, allievo di Popper, da cui riprende il nucleo del suo pensiero, rivalutò ulteriormente il ruolo della metafisica nella scienza, evidenziando come le teorie scientifiche siano costituite da nuclei fondamentali non sperimentabili, né tantomeno falsificabili.

Egli cioè distinse nettamente una teoria dalle sue implicazioni empiriche. Esempi di mwatiipotesi metafisiche sono per Lakatos la mwatmteoria meccanica di mwatqNewton, o la mwatuteoria della relatività di Einstein.

Queste furono elaborate solo per la capacità di spiegare meglio la realtà, ma i fatti in sé non furono per Lakatos determinanti nel produrre tali formulazioni nella mwatcmente di quegli scienziati.

Il progresso scientifico è dovuto invece all'inventiva dell'uomo, grazie a cui una nuova ipotesi può prendere il posto di un'altra. Neppure i singoli fatti empirici sono ritenuti determinanti per causare l'abbandono di una teoria, perché la messa in discussione della verità scientifica riguarderebbe solo un aspetto marginale di essa, non il suo nucleo centrale, che pur risultando indebolito nella sua certezza complessiva, continuerebbe ad essere accettato per vero.

Fintanto che un programma anticipa i fatti, allora è progressivo e razionale; quando invece gli scienziati cercano di adeguarlo a certe anomalie riscontrate modificando le ipotesi ausiliarie, esso diventa degenerativo e potrà facilmente essere superato da un programma di ricerca migliore (più progressivo).

È necessario quindi, secondo Lakatos, affinché una teoria generale sia abbandonata, che si progetti un nuovo programma complessivo di ricerca scientifico che sappia meglio rendere ragione degli eventi al fine di sostituire una teoria precedente da cui si traevano conclusioni rivelatesi incoerenti coi fatti. Così ad esempio il meccanicismo di Newton fu abbandonato non quando ci si accorse della sua incapacità a spiegare certi fenomeni, ma solo quando si poté sostituirlo con la teoria generale della relatività di Einstein, in grado di rendere meglio ragione dei fatti.

Ferma restando l'importanza dei controlli sperimentali, scienza e metafisica sono in un certo senso per Lakatos un tutt'uno poiché la scienza non si limiterebbe a recepire l'evidenza fisica dei mwatwfenomeni, ma tenderebbe a ricercarne la mwat0causa prima in un tentativo che l'accosterebbe alla ricerca metafisica.

Quanto sostiene Lakatos nell'assimilare la scienza alla metafisica può essere interpretato secondo l'insegnamento mwat8kantiano, ripreso anche da Popper, nel senso che quando la ricerca scientifica si propone di raggiungere obiettivi finali "metafisici", si serve di essi come stimolo per spingere sempre più lontano l'obiettivo di ottenere conoscenze via via più approfondite. Ciò è possibile solo se siamo guidati dalla convinzione di poter veramente conseguire una corrispondenza tra teoria e realtà,cite-ref-59[59] anticipando la sperimentazione e non lasciandoci guidare da essa.

La metafisica contemporanea

Oggi alla metafisica è spesso attribuito un significato spregiativo, essendo considerata come una forma di conoscenza astratta e slegata dalla realtà. Si può vedere in questo giudizio l'eco delle filosofie mwauyempiriste, mwaucmarxiste, mwaugpositiviste, ma anche post-moderniste, venute alla ribalta nei secoli scorsi, che vi hanno visto l'esercizio di una pratica oscurantista che ottunderebbe le coscienze.

Metafisica e neo-scolastica

Ma non mancano casi, soprattutto all'interno della mwausChiesa cattolica, in cui ancora oggi la metafisica (intesa nel senso tradizionale) non è vista del tutto come negativa, e ciò soprattutto a seguito della nascita, agli inizi del Novecento, di un movimento di pensiero mwauwneoscolastico volto a riscoprirla e rivalutarla.cite-ref-60[60] Anche recentemente, mwavepapa Giovanni Paolo II con l'enciclica mwavimwavmFides et Ratio ha invitato il mondo cattolico a riscoprire il valore della filosofia in generale, e in particolare quella di mwavqSan Tommaso d'Aquino. Esempi di tale ripresa sono mwavuJean-Louis Bruguès, Olivier-Thomas Venard, mwavyGiuseppe Barzaghicite-ref-61[61]cite-ref-62[62] e Antonio Olmi.cite-ref-salvioli-63-0[63] Anche il teologo anglicano John Milbank può essere fatto rientrare in questa rivitalizzazione del pensiero di mwawmTommaso.cite-ref-salvioli-63-1[63] mwawgPapa Benedetto XVI, inoltre, ha più volte messo in guardia dai pericoli dello mwawkscientismo, cioè di un abito culturale che rifiuta a priori tutto ciò che non sia sperimentabile o razionalizzabile positivamente. E ha esortato quindi a non smettere di indagare il mistero, e a tenere verso di esso un atteggiamento che non sia di semplice indifferenza o di banale mwaworiduzionismo.cite-ref-64[64]

La ripresa della metafisica nella filosofia analitica

Da notare che, specialmente in ambito anglo-sassone, vi è stata negli ultimi decenni una ripresa significativa della metafisica su basi mwaxeanalitiche, tanto da far configurare questa tradizione filosofica come la più "metafisica" (sebbene in un'accezione assai differente da quella tradizionale, e questo è un punto decisivo) oggi presente sulla scena filosofica.

La classificazione di Enrico Berti

Il filosofo mwaxqEnrico Berti, esperto di Aristotele, ha proposto una differenziazione fra metafisica mwaxuimmanentistiche e metafisiche mwaxytrascendentistiche.

Le metafisiche immanentistiche si suddividono a loro volta in metafisiche mwaxgnaturalistiche, mwaxkmaterialistiche e mwaxoidealistiche. Le metafisiche naturalistiche sono quelle dei mwaxsPresocratici, di mwaxwEraclito e le metafisiche mwax0rinascimentali di mwax4Telesio e mwax8Giordano Bruno. Le metafisiche materialistiche sono quelle di mwayaLeucippo e mwayeDemocrito e, nella filosofia moderna, mwayiLa Mettrie, mwaymHelvetius, mwayqMarx e mwayuEngels. Le metafisiche idealistiche sono quelle secondo cui "tutto deriva dall'Idea, dalla mwayyCoscienza, dalla Ragione, dal mwaycPensiero, dall'Io puro, dallo Spirito Assoluto" e sono quelle di mwaygFichte, mwaykSchelling, mwayoHegel e mwaysGiovanni Gentile.

Le metafisiche trascendentistiche si suddividono a loro volta in metafisiche della partecipazione e metafisiche dell'esperienza. Secondo le metafisiche della partecipazione gli enti possiedono un carattere e una perfezione del principio primo in forma imperfetta e parziale, in quanto derivata. Ne sono un esempio le metafisiche di mway0Platone, dei mway4Neoplatonici, di mway8sant'Agostino, di San Tommaso per alcuni aspetti (la distinzione centrale fra mwazaens per essentiam di Dio Creatore ed mwazeens per partecipationem delle creature; v. mwazitomismo), dell'ultimo Fichte e dell'ultimo Schelling, di mwazmAntonio Rosmini e di mwazqVincenzo Gioberti.

Nelle metafisiche dell'esperienza la filosofia si assume il compito di dimostrare col maggior rigore possibile la mwazynecessità di un principio trascendente, considerandola in sé non evidente. Appartengono a questo paradigma la filosofia di mwazcAristotele, San mwazgTommaso d'Aquino (nelle mwazkCinque Vie) e di Gustavo Bontadini, autore del volume mwazoSaggio di una metafisica dell'esperienza.cite-ref-65[65]

Secondo mwa0aGilson, le metafisiche si distinguono in essenzialistiche e mwa0eesistenzialistiche. Nelle prime I filosofi pervengono al principio primo partendo dalla mwa0icontingenza delle essenze, sostanze e mwa0mforme. Appartengono a questa tipologia tutte le metafisiche dell'antichità sia platoniche che aristoteliche, fino ad arrivare a quelle del medioevo dell'età moderna, eccetto la metafisica di San Tommaso d'Aquino. Le metafisiche dell'esistenza, invece, derivano il principio primo a partire dalla contingenza dell'mwa0qAtto di essere. La metafisica tomistica è quindi unica sia per il fatto di porsi a metà strada fra la metafisica della partecipazione e quella dell'esperienza, sia per il fatto di essere l'unica metafisica esistenzialistica, caratterizzata dalla nozione di mwa0uActus essendi e da una concezione unica nel suo essere del principio primo come luogo di ogni perfezione, di ogni atto e di ogni forma.

Emanuele Severino

mwa0gEmanuele Severino ha dedicato buona parte del suo pensiero e delle sue opere ai classici temi metafisici (essere, enti, necessità, causa, tempo, divenire, verità, intero, potenza-atto, qualità-quantità, esistenza, essenza, sostanza, eternità, determinismo vs libertà, scienza vs verità, l'uomo e la trascendenza, ecc.). I testi, densi di speculazione metafisica, sono, soprattutto, mwa0kLa struttura originaria (1958) e mwa0oRitornare a Parmenide (1964). Sebbene egli abbia classificata la metafisica tradizionale (quella classica-storica) come uno degli strumenti del mwa0snichilismo occidentale (insieme, sulla scorta di mwa0wMartin Heidegger, alla mwa00tecnica), quindi giudicandola negativamente, è indubbio che il suo lavoro ricada nel sapere metafisicocite-ref-66[66]. Per il filosofo bresciano "se mwa1ila metafisica è il linguaggio che esprime il rapporto degli enti con la mwa1mtotalità dell'ente (…) allora questo libro [mwa1qLa struttura originaria] è mwa1umetafisica (unitamente a tutti gli altri miei scritti)".cite-ref-67[67]

Massimo Cacciari

A conclusione del ciclo di testi dedicati a questa branca della filosofia, nel 2023 mwa1wMassimo Cacciari pubblica per mwa10Adelphi mwa14Metafisica concretacite-ref-68[68], opera nella quale egli sostiene che le scienze, la fisica teoretica soprattutto, e la metafisica sono strettamente connesse, le une la continuazione dell'altra e viceversa, in un rapporto sinergico e non antitetico. Anzi: l'autore, nella prima parte del libro, smonta l’equivoco della Scolastica Medioevale sull'asserito dualismo "fisica - metafisica". Sottolinea inoltre che l'ente è, prima di tutto, un qualcosa di "osservabile" e questo deriva direttamente dal fatto che sia un participio, a differenza dell'essere che è molto meno afferrabile, visibile e dominabile di quello che ha sostenuto la metafisica classica (antica e moderna). Questo conduce al fatto che la metafisica contemporanea va vista essenzialmente per quello che è: un linguaggio diverso della fisica ma appartenente alla fisica (come è stato per Talete, Aristotele, Leibniz, Cartesio che erano scienziati e filosofi contemporaneamente).

Rifiutando con forza la classica interpretazione della metafisica come dottrina astratta e oscura, meramente impegnata a indagare gli aspetti trascendenti della realtà, Cacciari afferma che la metafisica è concreta proprio perché non abbandona mai l'ente nella sua singolarità ma ragiona di esso in chiave di fenomeno che fa parte di una rete infinita di connessioni, arrivando a coincidere con la libertàcite-ref-69[69].

Note

cite-note-11. mwa24Battista Mondin, mwa28Ontologia, metafisica, ESD, 1999: «Si dà metafisica ogniqualvolta si realizza un superamento assoluto del mondo dell'esperienza: quando si compie il salto del mwa3ametà» (pag. 9).
cite-note-22. mwa3qAchille Varzi, mwa3umwa3ymwa3cmwa3gmwa3kMetafisicamwa3o (mwa3smwa3wPDF).
cite-note-33. B. Mondin, mwa4aop. cit., pag. 8.
cite-note-44. mwa4qMartin Heidegger, riprende la domanda posta per la prima volta da Leibniz (nei mwa4u"Principi razionali della Natura e della Grazia" (1714), § 7.) e la sviluppa contestando la mwa4ymetafisica tradizionale in nome di una "nuova" ontologia più fondamentale, nellmwa4c'mwa4gincipit di mwa4kIntroduzione alla metafisica del 1953 rifletteva così: mwa4o mwa4w«La domanda: «Perché vi è, in generale, l'essente e non il nulla?» reclama il primo posto anzitutto perché è la più vasta, in secondo luogo perché è la più profonda, infine perché è la più originaria.....per il fatto che questa domanda è la più vasta è anche la più profonda. «Perché in generale vi è l'essente ...?» Chiedere perché è come chiedere: quale ne è la ragione, il fondamento [mwa40Grund]? Da quale fondamento l'essente proviene? Su quale fondamento si basa? A quale fondamento risale?» mwa44(Martin Heidegger, mwa48Introduzione alla metafisica, Mursia 1966, pag.14)
cite-note-51. mwa5mDe metaphysico macrocosmi, et creaturarum illus ortu et de physico macrocosmi in generatione et corruptione progressu: prima sezione del primo volume mwa5qDe macrocosmi historia del trattato mwa5uUtrisque cosmi (1617)
cite-note-66. Ciò che mwa5kKant chiama mwa5onoumeno, in opposizione al mwa5sfenomeno.
cite-note-77. mwa58(mwa6amwa6eEN) mwa6imwa6mΤὰ Μετὰ τὰ Φυσικά - Aristotle - Oxford Scholarly Editions, su mwa6qoxfordscholarlyeditions.com. mwa6uURL consultato il 23 ottobre 2023.
cite-note-88. In greco, mwa6kὂν ᾗ ὄν; in latino, mwa6oens qua ens.
cite-note-92. citereftreccani-entemwa64mwa68Ente, in mwa7aTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-103. Disponibile su mwa7qYouTube.
cite-note-1111. Pertanto, ente (o talora essente) è "ciò che è"cite-ref-9[9] e non questa o quell'altra delle dimensioni in cui l'essere appare e si manifesta: dimensione fisica (una persona, un elemento della natura, un oggetto materiale) o dimensione astratta (un pensiero, un evento, un concetto). Da una parte le determinazioni della realtà empiricamente riscontrabili, dall'altra quelle immaginarie o ideali. Pertanto, come spiegato da Emanuele Severino nel video del 2014 "Heidegger e la metafisica"cite-ref-10[10], le varie scienze trattano gli enti in quanto in un certo modo determinati ovvero "cose" di riferimento dell'area specifica di studio mentre la metafisica li studia in quanto enti: ad esempio la mwa8apsicologia indaga la psiche in quanto psiche invece la metafisica indaga la psiche in quanto ente, oppure la mwa8ematematica studia i numeri in quanto numeri (particolari oggetti matematici), invece la metafisica li ispeziona perché enti.
cite-note-treccanidiz-1212. Lemma mwa8umwa8ymwa8cmwa8gmetafisica., Vocabolario on line Treccani.
cite-note-1313. Mutò anche genere, da neutro plurale (così, ad esempio, il latino mwa8wmetaphysica in mwa80Boezio) a femminile singolare, come nella versione di mwa84Averroè e nella successiva terminologia mwa88scolastica (voce mwa9amwa9emwa9imwa9mmwa9qMetafisicamwa9u. nel mwa9yVocabolario Treccani).
cite-note-1414. Come egli scrive: «Da qualche tempo è risultato chiaro che questa tesi non regge, e che il termine metafisica deve essere nato nell'ambito del primo mwa9oPeripato» con il significato prevalente della natura ultima e assoluta della realtà.
cite-note-1515. Giovanni Reale, mwa94La filosofia antica, Jaca Book 1992, pagg. 19-20. A partire da questo presupposto con il termine metafisica si può intendere “ciò che va oltre alla fisica” e perciò “ciò che va oltre alla natura”.
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cite-note-1919. Secondo un'interpretazione risalente a mwa-4Guido Calogero e mwa-8Gabriele Giannantoni, Socrate non può essere annoverato tra questi (vedi mwa-amwa-eInterpretazioni del pensiero di Socrate), mentre secondo quella di mwa-iBattista Mondin Socrate è un metafisico perché «il suo studio sull'uomo si spinge ben oltre il campo della scienza e penetra nelle radici più profonde dell'essere e dell'agire umano» (vedi mwa-mStoria della metafisica, I, pag. 120, ESD, Bologna 1998).
cite-note-2020. «Infatti la mwa-cverità è conosciuta dall'intelletto dopo che esso riflette e ritorna sul proprio atto cognitivo, [...] che a sua volta non può essere conosciuto se prima non si conosce la natura del principio attivo che è l'intelletto stesso» (Tommaso d'Aquino, mwa-gDe veritate, q. 1, a. 9).
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cite-note-2424. Termine scolastico ripreso da Leibniz in mwba8Monadologia (§ 14).
cite-note-2525. Il termine "intelletto" fu adoperato per la prima volta dalla mwbbmscolastica medioevale per tradurre l'espressione mwbbqnous che i mwbbugreci contrapponevano alla mwbbydianoia, la ragione. Di mwbbcNous si parla per la prima volta nella filosofia greca antica con mwbbgAnassagora che lo riferisce ad un Pensiero, una divinità mwbbkordinatrice che interviene a trasformare il mwbbocaos iniziale in mwbbsmwbbwcosmo, l'universo ordinato. Sarà mwbb0Platone poi a definire per la prima volta il mwbb4nous, come mwbb8intuizione delle forme mwbcaideali, seguito da Aristotele.
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cite-note-3737. «Esiste una scienza che studia mwbgwciò che è in quanto è, e le proprietà che gli appartengono per la sua stessa natura. Questa scienza non si identifica con nessuna delle cosiddette scienze particolari, infatti nessuna delle altre ha come suo oggetto di indagine mwbg0ciò che è in quanto è universalmente, ma ognuna per proprio conto ne delimita una parte di essere per studiare le caratteristiche di questa» (Aristotele, mwbg4Metafisica, IV, 1003 a).
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cite-note-5151. Il rapporto causa-effetto infatti si riduceva per Hume ad una serie di constatazioni per cui se ad ogni causa simile seguiva un effetto simile, nasceva in noi un'aspettativa per la quale, verificandosi ancora una volta una causa simile alle precedenti ci si aspettava che si presentasse necessariamente l'effetto corrispondente. Ma in effetti nulla ci garantisce che questo debba necessariamente verificarsi. Il rapporto causa-effetto quindi si riduce ad uno stato d'animo d'attesa, mwbowsoggettivo, che nulla ci assicura che debba essere soddisfatto. La validità delle mwbo0leggi scientifiche, basate sul rapporto causa-effetto non era più quindi garantita per l'mwbo4avvenire ma era tale solo per il mwbo8passato. Questo accadeva per un'mwbpaantitesi inconciliabile tra la mwbperagione umana che aspira a leggi universali e l'osservazione empirica che fornisce solo casi singoli.
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cite-note-5555. Battista Mondin, mwbriOntologia e metafisica, ESD, Bologna 2022, p. 29. Citazione: "Pertanto, l'ontologia va tenuta distinta dalla metafisica. Questo è quanto ha fatto Heidegger, il quale, 'pur rifiutando la metafisica', ha compiuto un'analisi approfondita dell'ente e dell'essere".
cite-note-564. mwbryRudolf Carnap, mwbrcNeoempirismo ('Il superamento della metafisica mediante l'analisi logica del linguaggio'), Torino, Classici UTET, 1978, p.mwbrg 516.
cite-note-5757. R. Carnap, op. cit. 1978, p. 531.
cite-note-5858. «Non penso più come un tempo che ci sia una differenza fra scienza e metafisica, e ritengo che una teoria scientifica sia simile a una metafisica; ... nella misura in cui una teoria metafisica può essere razionalmente criticata sarei disposto a prendere sul serio la sua rivendicazione ad essere considerata vera», mwbr8Karl Popper, mwbsaPoscritto alla logica della scoperta scientifica, Milano, !l Saggiatore, 1984, p. 203.
cite-note-5959. Qui Popper non condivide l'assunto kantiano che la verità oggettiva noumenica sia irraggiungibile. Egli la paragona alla vetta di una montagna: lo scienziato può essere benissimo capace di approdarvi, pur non avendone certezza: mwbsq mwbsy«Lo status della verità intesa in senso oggettivo, come corrispondenza ai fatti, con il suo ruolo di principio regolativo, può paragonarsi a quello di una cima montuosa, normalmente avvolta fra le nuvole. Uno scalatore può, non solo avere difficoltà a raggiungerla, ma anche non accorgersene quando vi giunge, poiché può non riuscire a distinguere, nelle nuvole, fra la vetta principale e un picco secondario. Questo tuttavia non mette in discussione l'esistenza oggettiva della vetta; e se lo scalatore dice «dubito di aver raggiunto la vera vetta», egli riconosce, implicitamente, l'esistenza oggettiva di questa.» mwbsc(Popper, mwbsgCongetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972, p. 338) La verità quindi può essere raggiunta e descritta esaurientemente, pur non avendone noi alcuna consapevolezza. Ad esempio le scoperte di Einstein potrebbero effettivamente corrispondere in tutto e per tutto al vero, solo che non potremo mai esserne sicuri.
cite-note-6060. I principali pensatori neoscolastici che si proposero di rivalutare la metafisica tomista sono stati mwbs0Jacques Maritain, mwbs4Cornelio Fabro, mwbs8Sofia Vanni Rovighi, mwbtaGustavo Bontadini e mwbteBattista Mondin, S.X..
cite-note-6161. La sua filosofia è chiamata mwbtutomismo mwbtyanagogico: cfr. Antonino Postorino, mwbtcLa scienza di Dio - Il tomismo anagogico di Giuseppe Barzaghi o.p. come testa di ponte verso una teologia per il terzo millennio, in: "Sacra Doctrina" 2018/2.
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Collegamenti esterni

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• mwbbqAchille Varzi, Ontologia e metafisica (PDF), su columbia.edu.